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Nato a Buenos Aires il 10 novembre 1979, Rodrigo Ovide – per tutti Rodri – è uno dei più famosi coach a livello professionistico.

A lui in oltre 10 anni di carriera, si sono affidate stelle del calibro di Sanyo Gutierrez, Juan Martin Diaz, Paquito Navarro, Maxi Sanchez, Martin Di Nenno, Carolina Navarro, Alejanda Salazar, Gemma Triay e Marta Ortega, solo per citarne alcune. Conosciamolo meglio.

Un bilancio del 2024?
Il bilancio è sempre positivo, perché impariamo sempre da tutte le situazioni che abbiamo vissuto durante la nostra carriera. Con Gemma abbiamo avuto un grande anno di crescita, di miglioramenti e di obiettivi personali e tutto è stato raggiunto, quindi sono molto contento.
A livello personale ho avuto molti cambiamenti, lasciando l’Academy che condividevo con Gaby per iniziare un progetto a Malaga che poi non è partito a causa di vari ritardi e così ho dovuto dirottare su Madrid, dove mi sono trasferito per aprire una nuova Academy.
Ora che mi sono tranquillizato, mi sento molto più a mio agio e sono felice di come stanno andando le cose,

Quali saranno le coppie che allenerai in questa stagione?
Sarò con Gemma Triay e Delfi Brea, Carolina Orsi e Nuria Rodriguez (condivisa con M3) per finire con Andres Fernandez Lancha nel maschile su cui punto molto.

Cosa ne pensi di questi continui cambiamenti di coppia che si stanno verificando negli ultimi anni?
La verità è che non mi piace; capisco che lo sport in questo momento sta andando in questa direzione e bisogna adattarsi, ma per un allenatore è sempre meglio lavorare in squadra e almeno a medio-lungo termine, altrimenti è molto difficile migliorare in poco tempo e ottenere i risultati sperati.

Cosa deve funzionare in una coppia?
La prima cosa che deve funzionare in una coppia e in una squadra è l’impegno e l’onestà, perché credo che al giorno d’oggi l’impegno si perda molto velocemente, le parole dette e poi il dialogo si perdono e questo rende molto più facile rompere una coppia.

Hai qualche aneddoto che ti è capitato durante la tua carriera?
La verità è che ne ho molti, ma ce n’è uno che spicca ed è quello della finale del Master del 2015, quando stavo allenando Juan Martin Diaz e Maxi Sanchez.
A un certo punto del terzo set, durante un cambio di campo, Juan Martin esce e mi dice che è molto nervoso e non sa come uscirne…cosa che per me era molto strana sentire da un giocatore della sua esperienza. Abbiamo esaminato due cose che potevano fargli mantenere la calma e aiutare anche Max, e così incredibilmente quando è rientrato in campo ha fatto sei vincenti di fila sul servizio dell’avversario e aggiudicandosi anche il successivo game, hanno anche vinto il Master.
Incredibile come evolvono le cose. Quando la partita è finita gli ho detto: Juan…e per fortuna che eri nervoso!!!! Lui mi ha guardato e ci siamo messi a ridere.

Come vedi il padel tra 10 anni?
Sarà diventato Olimpico e si sarà sviluppato in quasi tutti i paesi del mondo.

C’è qualche evento che ha attirato la tua attenzione?
Per quanto riguarda i tornei che si sono svolti negli ultimi anni, mi piacciono molto le competizioni a squadre come la Exagon Cup e la Reserve Cup, dato che danno al padel un tono e visione diversa e sono anche molto divertenti.

Quali sono i tuoi obiettivi per il 2025?
Innanzitutto consolidare l’accademia di Madrid, e ad agosto inaugurare la mia Academy a Bali, per poi cercare di espandere il mio progetto in altri Paesi.
A livello di giocatrici, cercare di riportare Gemma ad essere la numero uno e far entrare Carolina Orsi tra le prime 16 giocatrici, mentre con Andres, cercare di posizionarlo tra i primi 70.

Sogno nel cassetto?
Poter continuare a vivere la vita che ho scelto con la mia famiglia, avere tanta salute e prosperità.
Per quanto riguarda il padel, continuare a contribuire al suo sviluppo, per vederlo crescere sempre di più.

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