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Nel nostro Paese il numero dei Club con terreni di gioco al coperto è aumentato notevolmente superando i 500 campi indoor!

Ad inizio 2020 nel Bel Paese c’erano poco più di 250 campi al coperto, in solo un anno il numero è raddoppiato, analizziamo il fenomeno attraverso i numeri, le tipologie, le caratteristiche e le migliori soluzioni di campi coperti.

I numeri dell’indoor

In Italia ci sono più di 220 strutture con campi Indoor per un numero di campi coperti superiore a 500 (fonte: Cerca Un Campo ) che rappresentano il 27% di tutti i campi da Padel (nel 2019 erano il 23%). Esistono 24 club con più di 4 campi da padel indoor e il 75% di campi al chiuso sono presenti solo in 4 regioni (Lazio, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte). Con l’ausilio di Leonardo Ravizzini Direttore commerciale di Ecover srl azienda leader di settore abbiamo analizzato le tipologie, caratteristiche, prospettive dell’indoor e gli investimenti da realizzare.

Le tipologie di coperture e le loro caratteristiche

I campi da Padel Indoor possono essere coperti utilizzando tre tipologie:
A – Capannone industriale
B – Pallone pressostatico
C – Tensostruttura

Le tre tipologie sono molto diverse fra loro:
A – il capannone industriale presenta una migliore coibentazione nel periodo invernale, ma sconta una penalizzazione nella stagione estiva oltre ad una limitazione nelle altezze massime di giuoco.
B – il pallone pressostatico presenta maggiori costi di gestione, oltre ad esporre al rischio di mancati incassi per le giornate di maltempo che, pur dipendendo dalla latitudine sul territorio italiano, statisticamente nel periodo Aprile/Ottobre coincidono con una cinquantina di giorni: la copertura risulta infatti installata ed “operativa” da Novembre a Marzo.
C – La tensostruttura è la copertura può rappresentare il giusto compromesso tra le due precedenti. I vantaggi sono discreta coibentazione invernale, versatilità utilizzando le tende laterali completamente apribili in estate si ha l’effetto di giocare sotto un grande ombrellone, schermando ottimamente i raggi solari e godendo dell’aria laterale, robustezza e sicurezza, dovendo sottostare alle stesse norme NTC 2018 valide per la costruzione di un capannone quanto a carico neve e spinta del vento, certezza degli incassi a prescindere dalle condizioni meteo esterne. Quanto alla burocrazia necessaria per l’installazione, la tensostruttura si trova nel mezzo tra un capannone industriale ed il pallone pressostatico.

Conviene mettere una copertura ai campi da Padel?

Il mercato del Padel è solo all’inizio. “Il vero ‘competitor’, come ci spiega Leonardo, non è il circolo attuale, già funzionante, bensì il circolo all’avanguardia che sorgerà nei prossimi anni.
È per questo che ritengo fondamentale dar vita ad un impianto che nel suo complesso, tra campi e coperture, possa essere di appeal nei confronti dei giocatori.
Più l’utilizzatore si evolverà, più diventerà esigente, e di conseguenza sceglierà di giocare non solo al coperto ma in quella particolare copertura dove potra fare il ‘globo’ (il pallonetto) che vuole.
Parlando di investimenti è fondamentale anche lo sviluppo di un adeguato business plan: con la certezza degli incassi e contenendo il rischio legato al maltempo, l’investimento sulle coperture consente di raggiungere il break-even al 4°-5° anno dell’investimento“.

La copertura è un vantaggio competitivo?

Il Padel è uno sport in pieno sviluppo, é corretto dire che quando il mercato sarà saturo e la concorrenza sarà forte avere un campo di qualità o avere la copertura ai propri campi sarà sicuramente un vantaggio competitivo?
“In questa fase è fondamentale avere una visione imprenditoriale dell’attività e farsi seguire dai professionisti del settore, che grazie alla loro esperienza possono aiutare a costruire un’offerta commerciale che sarà all’avanguardia anche nel mercato del prossimo futuro. Il Padel sta avendo degli sviluppi incredibili, in qualche modo sta veramente bruciando i tempi! Pare assurdo ma questa situazione ‘Covid 19’ sta accelerando la sua evoluzione ed accorciando le distanze con gli altri sport”.
Fondamentale è la corretta pianificazione, per non rimanere spiazzati con il mercato di domani.

Buon Padel a tutti!

by Mr Padel Paddle

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Assistere alle partite di Padel, per un appassionato è sempre divertente ed interessante e in effetti per chi gioca è anche un’occasione importante per crescere ed imparare.

Talvolta assistendo ad un match, a fronte di un errore tecnico, vediamo il giocatore che lo ha commesso guardare la propria pala come se vivesse una vita propria e fosse responsabile dell’errore.
Oppure succede di vedere dopo un primo fallo in battuta, il giocatore tornare al servizio palleggiando a terra la pallina e scuotendo la testa perché “è troppo sgonfia”… “non rimbalza”… “il campo è bagnato”.
Succede anche di vedere un globo (pallonetto) troppo profondo finire al vetro e di vedere il responsabile alzare gli occhi al cielo e indicare il troppo vento che sicuramente ha influito, fino ad arrivare al tappeto con troppa sabbia o poca sabbia che certamente ha generato la scivolata con la quale il giocatore ha subito il punto.

Di questi episodi ne abbiamo visti parecchi… e ne abbiamo anche vissuti molti in prima persona, in diverse sfumature, tutti collegati da un unico grande tema: la responsabilità.

Di primo impatto, reazioni di questo tipo sono anche divertenti e possono sembrare delle normali reazioni ad un errore, tuttavia è bene sapere che questo tipo di atteggiamento può danneggiarci nel medio lungo termine e compromettere la nostra performance in campo.
Ognuno di noi può cambiare, migliorare, ottimizzare e in sostanza agire solo su ciò di cui si assume la responsabilità
: tutto ciò di cui non siamo responsabili è totalmente fuori dal nostro controllo e possiamo al massimo influenzarlo.

Vediamo degli esempi concreti:

Ecco quindi cosa accade nel momento in cui commettiamo un errore:

Se ci prendiamo la responsabilità dell’errore, la nostra mente conscia e inconscia lavora immediatamente in Problem Solving e apprendimento.
In questo modo l’errore diventa uno strumento di miglioramento, perché comprendiamo che quel movimento, quella decisione, quella risposta, non sono funzionali.

Se invece deleghiamo la responsabilità a terzi (vento, pala, pallina, campo), l’errore diventa allo stesso tempo sia inutile che impossibile da correggere.
Nel momento stesso in cui prendiamo in considerazione l’idea di sbagliare per cause esterne, rinunciamo a correggere l’errore e ci mettiamo nelle condizioni di ripeterlo, per confermaci che “questa pala proprio non va bene per me” o che “questo campo è veramente terribile”.

Qualche tempo fa abbiamo visto per la seconda volta il film “Pelè”, incentrato sulla vita dell’ex calciatore brasiliano, e di recente ho letto una biografia di un grande personaggio del calcio italiano, in entrambi i casi ci ha colpito il fatto che la tecnica e il talento siano esplosi in contesti in cui l’attrezzatura era in un caso completamente assente, con palloni fatti di stracci e nessun campo regolare, e nell’altro molto rudimentale, il pallone c’era e spesso il campo era il cortile sotto casa o il campetto del quartiere abbellito da tanta fantasia.

Anche se il calcio non è il Padel, è chiaro che in un contesto in cui non hai attrezzatura e strutture a cui dare la “colpa” dei tuoi errori, non puoi fare altro che usarli per crescere, non trovi?

Alla luce di questo, una semplice domanda salva performance può aiutarci ad uscire dalla buia strada delle giustificazioni: cos’ho imparato da questo errore?
A volte basta davvero poco!

Buon Padel a tutti

in collaborazione con Cristina Molinari – Padel Mental Coach

https://www.metodosmash.com/

Foto: Padel Magazine Fr

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